Il gazzettino 29 maggio 1990

L’edificio risale al 300 ed apparteneva ad una famiglia senese

La casa dei Tinghi - Da Abitazione a Locanda a Paticceria.

Del magnifico ciclo di pitture non rimango che poche tracce  In quella che un tempo era chiamata contarada di Santa Maria Maddalena, ed ora è via Vittorio Veneto, c’e una casa che, sul calare della sera, accende tutte le luci delle sue sale e, sola, risplende nella penombra: é Casa Tinghi, proprio di fronte all’abside del Duomo. Un tempo la sua facciata era famosa ovunque, non solo ad Udine: l’aveva affrescata, da sopra le arcate del piano terra al tetto, Giovanni Antonio da  "PORDENONE", i1 grande pittore cinquecentesco. Un opera complessa e grandiosa, che suscitava l’ammirazione di studiosi e profani e che già nel Cinquecento aveva descritto con minuzia di particolari GIORGIO VASARI. Ora, di quello spettacolare ciclo, resta solo un’ombra: già molto rovinato dall‘acqua a dal sole nel secolo scorso, alcune parti si sono completamente cancellate, mentra, nella parte superiore sono state recentemente restaurate dalla soprintendenza. delle Belle Arti e sono quindi ancora leggibili. Gli affreschi di Casa Tinghi furono eseguiti verso il 1532 da Pordenone, e furono sicuramente uno dei suoi lavori givanili più impegnativi a fra i più interessanti compiuti in tutta ls. sua carriera, ad Udine. La decorazione, molto complessa, si articolava su vari piani a doveva  essere una sorta dl apoteosi della famiglia  Tinghi, che veniva celebrata attraverso una serie di immagini allegoriche. E cosi non solo le attività mercantili di Tinghi, ma anche il loro stato sociale, le cariche civili e religiose dei suoi membri furono rappresentate dal giovane Pordenone con una serie di soggetti tratti dalla migia e dal repertorio classico. Purtroppo, oggi, di questi affreschi. che dovevano essere brillanti di colori e ricchi di chiaroscuri, resta solo una parte, e per lo più  abbastanza rovinata, nonostante i restauri effettuati  già nel 1939. in occasione della grande di sul Pordenone e  sulla. pittura, friulana del Rinascimento, aliestite. acl Udine. Da stampe, disegni, antiche descrizioni, è comunque possibile ricostruire con precisione quale doveva essere 1’spetto originario dell’opera. Sopra le arcate del portico era. Dipinto lo stemma dei Tinghi, con accanto la lupa con Romolo e  Remo ed alcuni medaglioni classicheggianti. Le scene principali della facciata, erano comunque quelle appena sopra, che si sviluppano  per altezza di due piani; ispirate alla. Gigantomachia. Avevano quindi come protagoniste enormi figure di giganti; fra. le finestre erano  invece affrescate false nicchie, entro cui c’erano  delle figure allegoriche, mentre nella fascia fra il piano nobile ed il secondo piano erano dipinte divinità dell’Olimpo, Nettuno e sorreggevano una  colonna su cui era appoggiato un cappello da cardinale, e ai lati c’erano dei fregi raffiguranti processioni votive. Anche l’interno della casa era un tempo affrescato. Passata di mano in mano fra vari proprietari, diventata locanda, poi adibita in parte a negozi a uffici di quella che era la decorazione originale rimane ora solo il bellissimo fregio di una saletta del piano nobile, recentemente fatto restaurare  dall’attuale proprietario  Luigi Folegotto che dal 1987 ha. aperto al pubblico l’edificio. Visitabile da. tutti, ma forse ancora troppo poco conosciuta, nonostente il carbello tristico posto all’esterno della pasticceria. Carli che indica chiaramente sia gli affreschi esterni del Pordenone che quelli interni, la saletta del primo piano é dunque decorata con un alto fregio, attribuito al Pomponio Amalteo, genero e allievo del Pordenone. Su un fondo dotato di finti mattoni, sono dipinti degli amorini che giocano fra rami e animali fantastici. Nel centro di ciascuna  parete, si aprono tre scene di vita campestre mentre sulla quarta prospiciente la strada è raffigurata l’Annunciazione. Questo fregio doveva costituire la parte alta di una decorazione che copriva. tutte le pareti fino a terra. e che è andata perduta solo una trentina. di anni fa come appare anche da una foto del periodo  pubblicata sul Gazzettino, gli affreschi arrivavano circa un metro più sotto. In otto mesi di lavoro, i1 fregio, che presentava crepe e perdite dl colore, è  stato restaurato. con iniezioni di resina per saldarlo al muro. ripulitura e rimozione delle aggiunte e del rittocchi successivi, ed ora piccolo  gioiello di pittura cinquecentesca nel cuore di Udine è a disposizione del Pubblico

 

Alla Croce di Malta

A Udine alla fine del Settecento. erano poche le locande cha potessero accogliere dignitosamente i viaggiatori. Un problema per il Comune di Udine che nel 1786  aveva stabilito di cercare una soluzione decente  “a commodo principalmente de viaggiatori  che vi giungono per la posta di Vienna. Ma travare un’edificio adatto allo scopo non fu facile  nè immediato. E così, salo nove anni dopo; si chise il  problema con l'acquisto a “condizioni molto comode, oneste convenienti” dell’ex Casa Tinghi. dove si aprì la  locanda “Alla Croce di Malta; Gestita da Antonio Fanzutti, era con la “Nave” e il Leon D’oro” una delle  tre locande di prima categoria di Udine. che all’inizio  dell'Ottacento ne  conteneva anche altre otto di seconda categoria: Cavallino, Leon Bianco. La Sparanza, La Campana, Tre Re. Regina dl Moscovia, La Stella, Due Colombe.

 

La scheda

Casa Tinghi è quanto rimane di una vasta proprietà che estendeva da via Vittorio Veneto alla retrostante via della Prefettura: con  alti edifici, cortili ed orti apparteneva fino alla fine del Trecento alla famiglia. d’origine Senese che s’era stabilita ad Udine verso il 1345.  Verso la. meta del Seicento, la casa fu Venduta ai Bianconi, che la abitarono fino al 1795 quando passò al comune, che era alla. ricerca. di un edificio in cui sistemare una buona locanda per ospitare soprattutto i viaggiatori stranieri che giungevano da. Vienna. Così fino al 1812 Casa Tinghi fu la sede della locanda “Alla Croce di Malta gestita da Antonio Fanzutti. Nel 1834 l’edificio fu acquistato da Giuseppe Fabris e alla fine del’ottocento passo di nuovo alla famiglia Campeis.  Ora é di proprietà di Luigi Folegotto  ed ospita. l’antica. Pasticeria  Carli, le cui sale sono aperte ai turisti.

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