Soprannome di Giovanni Antonio de' Sacchis (Pordenone 1483 ca. - Ferrara 1539), pittore italiano.
Originale e fecondo artista, diffuse lo stile manieristico nell'Italia settentrionale.
Per manierismo s'intende una tendenza stilistica, sviluppatasi tra il primo e l'ultimo decennio del XVI secolo, principalmente tra Roma, Mantova e Firenze, poi rapidamente diffusasi in Italia e in Europa. Le opere manieriste sono caratterizzate da forme allungate e figure modellate in modo fortemente plastico, assottigliate o ritorte; nella composizione e nella scelta dei soggetti emerge l'amore per il bizzarro e l'inusuale, per le pose stravaganti, per gli aspetti inquietanti della realtà e le scene drammatiche, talvolta a scapito di una resa realistica dello spazio; i colori usati sono inoltre spesso inconsueti, e accostati in modo straniante.
Le prime opere del Pordenone, eseguite in Friuli, furono improntate ai modelli veneti di Bartolomeo Montagna, Cima da Conegliano e Giorgione. Ma un radicale mutamento stilistico fu stimolato dal viaggio a Roma del 1515: suggestionato dal classicismo di Raffaello e dal titanismo di Michelangelo, iniziò a conferire alle sue figure proporzioni grandiose, fissandole entro composizioni turbolente, dalla cromia contrastata e dissonante e dal drammatico effetto illusionistico (affreschi della Cappella Malchiostro nel Duomo di Treviso; Storie della Passione nella navata del Duomo di Cremona, 1520-1522; ante d'organo del Duomo di Spilimbergo, 1524). Nel 1528, a Venezia, dipinse tele e affreschi nella chiesa di San Rocco: il suo esempio fu importante per l'evoluzione in senso manieristico di Tiziano. Nel 1529-30 lavorò nella chiesa dei francescani a Cortemaggiore e nel 1530-1532 in Santa Maria di Campagna presso Piacenza: il soggiorno emiliano lo pose in contatto con le opere di Correggio e Parmigianino, e fu determinante per l'evoluzione manieristica dei pittori padani, quali i cremonesi Giulio Campi e Camillo Boccaccino. Dopo un breve rientro a Venezia, nel 1533 affrescò a Genova le perdute Storie di Giasone sulla facciata di Palazzo Doria, quindi tornò a Venezia e in Friuli (affreschi sulla facciata di Palazzo Tinghi a Udine, 1534 ca.). Chiamato a Ferrara da Ercole II d'Este per disegnare cartoni per arazzi, vi morì poco dopo il suo arrivo, forse avvelenato dai pittori ferraresi invidiosi del suo successo.

NATIVITA' - Affresco, 1527 ca. Valeriano (PN), Chiesa di S. Maria dei Battuti

il Pordenone (Pordenone 1483 ca. - Ferrara 1539) subì l'influenza di Giorgione (Madonna della Misericordia; Pordenone, duomo), accostandosi poi a Raffaello e a Michelangelo. Predilesse effetti grandiosi e atteggiamenti magniloquenti. Storie della Passione, affreschi nella Madonna di Campagna a Piacenza.

 

 

L'opera - L'affresco appartiene alla piena maturità dell'artista, eseguito dopo il grande ciclo di affreschi di Cremona e i contatti con il Correggio, denota uno stato d'animo meditativo e rasserenato. L'opera comunica una dolcezza limpida e calma, persino silenziosa, pur nella notevole complessità del soggetto e nella varietà festosa dei colori, secondo la tradizione pittorica veneta. La scena comprende il bambino Gesù (adagiato non in una mangiatoia, ma su dei cuscini poggiati sul terreno, tra ciuffi d'erba), la madre Maria (vero asse di tutto il dipinto) e S. Giuseppe (con ai piedi il contenitore dell'acqua per il viaggio), e gli apocrifi bue e asinello. Sopra la povera capanna cadente irrompe un gruppo di vivaci angioletti, in posizioni che fanno pensare ad un gioco o ad una danza. Ma scorgiamo anche i Santi Antonio da Padova, con giglio simbolo di purezza, e Floriano, con il ramo di palma simbolo del martirio, con due buoi che si abbeverano. Oltre la capanna una umile casa, tipicamente friulana, con figure femminili intente a lavori domestici. Collocati nel bel paesaggio, ravvivato da colline e montagne e illuminato dalla dolce luce dell'alba, un angelo rivolge il suo annuncio a un pastore che se ne sta con il suo gregge, e più lontano i tre magi a cavallo, uno dei quali indica il cielo (con ogni probabilità la stella sopra la capanna). La presenza dei santi Antonio e Floriano nella scena della Natività, secondo le indicazioni dei committenti del dipinto, è viva testimonianza della pietà popolare. Di S. Antonio da Padova si conserva memoria del passaggio attraverso le nostre terre nel suo viaggio verso Gemona. S. Floriano, soldato romano martire sotto Diocleziano agli inizi del 300, era invocato come protettore dai pericoli del fuoco e dell'acqua e degli animali da stalla.

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