Affreschi del Pordenone facciata di Palazzo Tinghi - Pasticceria Carli Udine - Di Folegotto
Affreschi del Pordenone facciata di Palazzo Tinghi

E’ difficile riconoscere oggi a Udine, nell’edificio situato al numero 36 di via Vittorio Veneto uno di più celebri palazzi friulani del Rinascimento. Gli importanti affreschi  del Pordenone che ne decoravano la facciata, parzialmente descritti dal vasari nella seconda edizione  delle Vite, da Ridolfi e da altre fonti sono ora, infatti, in gran parte perduti mentre pressoché illeggibile risultano i pochi lacerti superstiti.


Fortunatamente in base a disegni autografi dell’artista, repliche di bottega e più tarde incisioni  del Fialetti e del Percoto, è stato possibile agli studiosi non soltanto porre una attendibile  ricostruzione della partizione decorativa originaria, ma anche, con l’aiuto di documenti avviare  a soluzione il problema della partitura decorativa legato a a questo notevolissimo episodio della pittura decorativa originaria, del primo cinquecento: vero e proprio specchio dello status sociale dei committenti, delle loro aspirazioni, die loro inteti autocelebrativi nonché delle vicende politiche e religiose del tempo.

 


Affreschi del pordenone della facciata di Palazzo tinghi a Udine

 

Le scene principali del ciclo sviluppate in verticale nella posizione di spazio delimitata dalle ultime coppie di  finestre del primo e del secondo piano si ispiravano alla mitica lotta ingaggiata dai giganti ribelli contro gli dei dell’olimpo. I rimanenti intervalli tra la finestra e finestra erano occupati da sei figure allegoriche entro fitte nicchie. Due scomparti con neridei e centauri marini e altri cinque con divinità mitologiche che decoravano la superficie intermedia tra il piano nobile ed il secondo piano.

 

Al centro dell’attico, le contrapposte figure di nettuno  e di una sirena sostenevano una colonna corinzia su cui poggiava un cappello cardinalizio: “ Impresa, per quanto si dice, di Pompeo Colonna, che era amicissimo dei signori di quel palazzo” come attesta il Vasari.

 

La decorazione residua era risolta, a livello dell’ultimo marcapiano, mediante due frei continui raffiguranti processioni votive e a livello  delle finestrelle quadrate sottostanti al cornicione, con scene di sacrificio alternate a motivi classici e a putti con fiaccole.

 

Infine nel tratto di parete sovrastante alla triplice arcata adel portico al piano terra, erano compiti lo stemma del tinghi, commitenti dei lavori, la lupa cono romolo e remo e, entro medaglioni, profili di teste e piccole scene di compattimento.

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